
Disclaimer
Le tecnologie dual-use sono diventate un punto centrale nel dibattito sulla governance globale (Kremidas-Courtney, 2025). Gli Stati Uniti (USA) operano nel campo del dual-use da decenni, mentre la Cina si è impegnata in modo molto intenso fondendo la ricerca e l’innovazione (R&I) civili e militari. Da un lato, gli Stati Uniti hanno beneficiato di un vantaggio da first mover dalla seconda metà del XX secolo, attraverso la ricerca e la spesa per la difesa, diventando leader nel settore dell’IT e nella progettazione dei semiconduttori; dall’altro lato, la Cina, nel contesto della competizione tra grandi potenze (Goddard, 2025), ha investito massicciamente nel proprio apparato militare, nelle tecnologie a duplice uso e nell’industria attraverso iniziative quali Made in China 2025 o la politica di fusione militare-civile (MCF) (Teer & Spatafora, 2025; Steinberg & Wolff, 2023). In questo contesto, l’UE ha messo in atto iniziative per sfruttare il potenziale delle dual-use al fine di mantenere il proprio vantaggio competitivo.
Molte tecnologie di uso quotidiano sono state concepite come progetti di ricerca nel settore della difesa (Commissione europea, 2017). Negli ultimi 50 anni, tuttavia, l’equilibrio dell’innovazione si è spostato da un modello guidato dal settore militare a uno guidato dal settore civile (Francica, 2025). Ciò riflette la fine della Guerra fredda e una diminuzione della spesa militare, ma anche cicli più rapidi e ingenti investimenti nel settore civile. Con l’inversione di questa tendenza, emergono diverse opportunità legate alla difesa, così come alcune carenze (Commissione europea, 2017; Commissione europea, 2024b). La R&I europea si concentra prevalentemente su innovazioni civili, mentre i progetti con finalità militari sono esclusi e il duplice uso è consentito in forme limitate e/o indirette (Cutts, 2025). Tuttavia, alla luce dell’attuale contesto geopolitico, l’obiettivo è disporre di applicazioni di difesa sia civili sia militari. Ciò viene perseguito attraverso un aumento della spesa per la difesa e degli investimenti in potenziali innovazioni dirompenti che si collocano all’intersezione tra applicazioni civili e militari. La necessità di strutture efficaci che facilitino il trasferimento di conoscenze dalle applicazioni civili a quelle militari è aumentata, poiché i settori civili trainano l’innovazione (Singer et al., 2025).
Poiché la competizione tra grandi potenze implica che le tecnologie non siano più neutrali e che i rischi aumentino, l’UE deve garantire la propria sicurezza (economica) sia come scudo difensivo sia come necessità strategica (Goddard, 2025). Pertanto, dopo quattro decenni di R&I prevalentemente orientata al settore civile nell’UE, è necessario un cambiamento. L’Europa deve definire un approccio chiaro all’utilizzo del dual-use, combinando la ricerca civile e quella per la difesa attraverso investimenti mirati e una collaborazione rafforzata tra diversi ambiti. Sarà fondamentale evitare un’eccessiva regolamentazione e la frammentazione, poiché gli Stati membri non solo stanno sviluppando politiche di sicurezza e industriali indipendenti, ma divergono anche nei loro regimi di controllo delle esportazioni (Steinberg & Wolff, 2023).
In questo contesto, l’obiettivo del contributo è spiegare come le tecnologie dual-use si inseriscano nel panorama della sicurezza dell’UE e delinearne la crescente importanza, tenendo conto dei programmi e delle limitazioni rilevanti, della R&I, delle strutture industriali, dei controlli commerciali e delle misure di coordinamento necessarie per realizzare il potenziale del dual-use e per comprendere se l’UE ne trarrà beneficio nel contesto della competizione globale.
Dal duplice uso all’uso omni: definizioni, dilemmi e maturazione del TRL
Quando si parla di tecnologie dual-use, ci si riferisce comunemente a elementi che possono essere utilizzati sia per scopi militari sia civili e, potenzialmente, qualsiasi invenzione tecnologica può presentare capacità di duplice uso (Machiko, 2018). Tra gli esempi rappresentativi di tecnologie a dual-use oggi considerate critiche si trovano l’intelligenza artificiale (IA), la biotecnologia, il calcolo quantistico e la nanotecnologia (Commissione europea, 2025b). Da questi esempi emerge chiaramente che dispositivi utilizzati per fini civili possono anche essere militarizzati. Si tratta delle stesse tecnologie emergenti e dirompenti che la NATO ha identificato come cruciali quasi cinque anni fa e che dimostrano tutte capacità di duplice uso (NATO, 2025). Inoltre, poiché le esigenze degli eserciti moderni si sono ampliate, quasi ogni ambito della ricerca può essere considerato a duplice uso (Commissione europea, 2024c). Poiché i nuovi sviluppi tecnologici comportano il rischio di usi malevoli, emerge il dilemma del dual-use, che richiede un equilibrio tra innovazione tecnologica e preoccupazioni di sicurezza (Singer et al., 2025). Accanto a questo primo tema nel dominio del dual-use, emerge un’ulteriore criticità.
Nel dibattito attuale, infatti, il termine duale è sempre più considerato eccessivamente binario e non adeguato a descrivere la realtà. È difficile identificare e suddividere le tecnologie dual-use in civili e militari, e questa dicotomia complica ulteriormente la situazione nel contesto europeo (Commissione europea, 2024d). L’IA, tra le altre, ha reso questa categorizzazione meno efficace, poiché il rapido cambiamento tecnologico sta accelerando la convergenza tra applicazioni militari e civili. Pertanto, poiché queste innovazioni possono transitare senza soluzione di continuità da un settore all’altro, il termine omni-use potrebbe risultare più appropriato (Singer et al., 2025). L’evoluzione tecnologica sta erodendo i confini tradizionali e mettendo sotto pressione la governance delle tecnologie a dual-use, già sotto stress a causa della necessità di affrontare questioni etiche e regolamentari. L’attuale categorizzazione del dual-use sta diventando un ostacolo al progresso perché non riflette la complessità e la velocità dei moderni ecosistemi dell’innovazione (Singer et al., 2025). Questa classificazione rallenta l’innovazione e inibisce la collaborazione pubblico–privato. Di conseguenza, i dilemmi di sicurezza che emergono derivano da quadri politici che continuano a trattare questi elementi come categorie distinte anziché come componenti omni-use (Kremidas-Courtney, 2025).
Inoltre, l’assenza di una definizione condivisa complica la conformità, con requisiti che differiscono tra le varie giurisdizioni. Emergono anche problemi di finanziamento, poiché i programmi devono considerare il compromesso tra il valore scientifico della scoperta e i rischi di sicurezza correlati, che variano in base alle priorità nazionali, nonché l’importanza dei fattori geopolitici (Singer et al., 2025). In effetti, la natura della guerra sta cambiando rapidamente e il dual-use è diventato fondamentale se si guarda al futuro delle capacità militari. Le tecnologie critiche e di uso generale, insieme ai componenti ad alta tecnologia, sono intrinsecamente duali e il loro sviluppo dipenderà da come evolverà la guerra stessa, in un ciclo di rafforzamento reciproco (Commissione europea, 2025b).
Nelle prime fasi di sviluppo di una nuova tecnologia, note come bassi livelli di maturità tecnologica (Technological Readiness Level, TRL), spesso non è chiaro se un’applicazione sia prevalentemente civile o orientata alla difesa, e il suo potenziale di dual-use può diventare evidente solo in una fase successiva, rendendo ancora più difficile definire regolamentazione e valutazione dei rischi (Singer et al., 2025). Il quadro dei TRL è fondamentale nel dibattito sul dual-use, poiché chiarisce in quale momento si genera il suddetto potenziale. Si tratta di una misura con una scala da 1 a 9, che indica il livello di maturità di una tecnologia specifica. Ai bassi TRL (1–3) la ricerca non è legata a un’applicazione specifica o a un utilizzo finale. Al contrario, i TRL 4–6 segnano la finestra di maturazione, il processo in cui i prototipi vengono sviluppati e testati (Commissione europea, 2025b). Durante questa fase, lo scambio di conoscenze tra i settori civile e della difesa è più efficace e comporta un allineamento precoce dei requisiti, processi chiari di certificazione e standardizzazione, nonché il trasferimento pianificato di conoscenze tacite quali dati, modelli e algoritmi sotto le opportune salvaguardie. Questa finestra offre l’opportunità di rispondere sia alle esigenze civili sia a quelle della difesa, riducendo i costi, evitando duplicazioni e consentendo il riutilizzo e la standardizzazione dei componenti (Commissione europea, 2025b; Commissione europea, 2025c). Queste fasi intermedie dei TRL rappresentano le fasi ideali per beneficiare del potenziale di dual-use, che può poi essere trasferito all’elaborazione di applicazioni sia militari sia civili. Dare priorità ai TRL 4–6 è strategico, poiché consente di finanziare prototipi comuni e trasferimenti tecnologici, minimizzando le frizioni civili–militari e rinviando la differenziazione solo quando emergono specifiche esigenze di mercato o altri requisiti.
In linea di principio, la soluzione appare semplice; in pratica, tuttavia, risulta considerevolmente più complessa. Ottenere finanziamenti è difficile e le imprese incontrano ostacoli lungo l’intero ciclo dell’innovazione, mentre la terminologia del duplice uso, nella pratica, fa la differenza, anche se potrebbe non rappresentare la realtà. Mancano i fondi, così come programmi specifici di R&I che supportino le nuove tecnologie nelle fasi fondamentali dei TRL. Per questo motivo, è importante esaminare i programmi che l’UE ha messo in atto e comprendere perché per le imprese e le PMI sia difficile sviluppare tecnologie a uso duale (Commissione europea, 2025c).
L’ecosistema europeo del dual-use: R&I, finanziamenti e industrie
L’UE è nota per le sue solide capacità regolatorie; tuttavia, la leadership tecnologica si fonda sulla mobilitazione dei capitali e su politiche competitive (Bonefeld-Dahl, 2025). La Commissione europea ha riconosciuto un significativo potenziale non realizzato per i trasferimenti tra la R&S civile e le applicazioni di difesa, e la Presidente von der Leyen ha invocato il rafforzamento del potenziale di dual-use e un coordinamento più stretto tra i programmi dell’UE e quelli nazionali per ridurre la frammentazione nel settore della difesa (Commissione europea, 2024a, p. 4; Commissione europea, 2024d). Di conseguenza, sono stati sviluppati programmi e strumenti per sostenere la ricerca e i finanziamenti. Storicamente, tuttavia, la R&I dell’UE ha evitato progetti con potenziali applicazioni militari e, ancora oggi, questa riluttanza persiste, poiché il concetto di tecnologie con potenziale di dual-use non è stato ancora definito (Commissione europea, 2024a). Anche l’accesso al capitale privato è difficile a causa di criteri ESG e reputazionali, dell’incertezza normativa come i controlli all’esportazione e le regole nazionali divergenti, nonché di procedure di approvvigionamento della difesa lente e frammentate. Le imprese si rivolgono pertanto ai finanziamenti pubblici, che tuttavia presentano ancora limiti, poiché il panorama frammentato e restrittivo dei finanziamenti dell’UE limita l’innovazione nel campo del dual-use e della difesa (Singer et al., 2025).
Lo European Defence Innovation Scheme (EUDIS) è stato lanciato nel 2022 nell’ambito del Fondo europeo per la difesa (EDF) per promuovere l’innovazione e facilitare l’accesso al mercato per i nuovi operatori. Attraverso un acceleratore d’impresa, sostiene PMI e start-up con applicazioni promettenti di duplice uso mediante supporto finanziario e infrastrutture dedicate (Commissione europea, 2025a). L’EUDIS mira a colmare il divario tra il portafoglio di ricerca civile, come i prototipi provenienti da Horizon Europe o dal Consiglio europeo per l’innovazione (EIC), e le esigenze in termini di capacità di difesa, sostenendo prototipi inizialmente a uso duale (TRL intermedi) che possono successivamente essere configurati per usi civili e militari.
Nel frattempo, Horizon Europe (2021–2027) rappresenta il principale quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione e si concentra esclusivamente sulle applicazioni civili. Nell’ambito del Programma specifico di Horizon Europe, la ricerca sulla difesa è svolta nell’ambito di un programma separato, con regole, bilancio ed eleggibilità distinti, come stabilito dal regolamento dell’EDF (Commissione europea, 2024b, p. 7). I progetti militari non sono ammissibili e il dual-use è sostenuto solo quando l’uso dichiarato è civile. All’interno di Horizon Europe, l’EIC svolge un ruolo fondamentale nelle tecnologie deep-tech. EIC Transition ed EIC Accelerator sostengono fasi critiche dei TRL con potenziale di dual-useo mantenendo un focus civile (Commissione europea, 2025d). Sebbene non dispongano di un mandato esplicito sul dual-use, questi strumenti spesso sostengono start-up in ambiti quali l’IA e il quantistico che possono successivamente trovare applicazione nella difesa. In pratica, qualsiasi proposta che includa un’applicazione di difesa non è ammissibile nel Programma specifico di Horizon Europe, e gli attori della difesa non possono accedere ai capitali o ai servizi di Horizon Europe per tali attività, incluso l’EIC Accelerator; gli attori del settore della difesa possono partecipare solo quando la loro R&S nel progetto è esclusivamente civile (Commissione europea, 2024b).
Questi programmi dimostrano che l’accesso ai finanziamenti, quando non limitato alla R&I civile, richiede criteri stringenti e procedure lunghe, rendendo difficile per le start-up rimanere competitive (Singer et al., 2025). Le imprese con potenziale di dual-use affrontano difficoltà nell’accesso sia ai mercati militari sia a quelli civili. Questo stallo, noto come “valle della morte”, è la fase in cui le start-up falliscono o faticano a ottenere i finanziamenti iniziali necessari per scalare o distribuire un sistema (Commissione europea, 2025b).
Poiché molte tecnologie critiche hanno origini civili ma ampie applicazioni di difesa, lo sfruttamento delle sinergie è cruciale. La divisione della R&I lungo il confine civile–difesa sta erodendo il vantaggio competitivo dell’Europa non solo nel settore della difesa, ma anche nelle tecnologie emergenti vitali per l’attuale contesto geopolitico (Commissione europea, 2025c). Le PMI e le start-up che passano dal civile al dual-use spesso devono scalare o riprogettare in una fase avanzata del ciclo di R&S per soddisfare i requisiti della difesa. Questi cambiamenti sono costosi, richiedono tempo e risultano strategicamente inefficienti. Come riconosciuto dalla Commissione europea, è quindi essenziale facilitare l’accesso dei nuovi operatori attraverso il percorso del duplice uso (Commissione europea, 2025c).
Per completare il quadro, esiste una serie di impedimenti strutturali al percorso dell’UE verso un uso duale efficiente. Ad esempio, i deboli meccanismi di trasferimento delle conoscenze, dovuti alla limitata collaborazione tra istituzioni di ricerca civili e militari, ritardano la commercializzazione di tecnologie duali critiche. A ciò si aggiunge una crescente riluttanza da parte delle università e degli istituti di ricerca a impegnarsi in progetti legati alla difesa a causa di rischi reputazionali e considerazioni etiche, limitando così i tassi di trasferimento tecnologico (Commissione europea, 2025c). La condivisione dei costi di ricerca e infrastruttura tra i settori civile e della difesa consentirebbe un uso più efficiente delle risorse, riducendo anche le duplicazioni (Commissione europea, 2025b). In questo quadro, i partenariati pubblico–privato, in particolare quelli tra università e industria, aumenterebbero la probabilità di una commercializzazione di successo. Ciò rafforzerebbe l’autonomia strategica dell’UE e ridurrebbe la dipendenza da tecnologie straniere in ambiti critici quali la cibersicurezza, la difesa e le infrastrutture (Commissione europea, 2025b). Tuttavia, sebbene l’ampliamento del sostegno alla R&S con potenziale di dual-use a livello UE offra opportunità, resta difficile prevedere in anticipo il potenziale, anche quando i progetti sono concepiti esclusivamente per scopi civili o di difesa (Commissione europea, 2024b).
Per questo motivo, secondo il Rapporto Draghi, sarebbe utile creare una DARPA europea, sul modello della Defence Advanced Research Projects Agency statunitense, per riunire il settore privato, il mondo accademico e l’industria e ampliare le frontiere tecnologiche e scientifiche oltre le considerazioni di difesa immediata (Teer & Spatafora, 2025). Non solo gli Stati Uniti, ma anche la Cina hanno rafforzato gli strumenti dedicati ai trasferimenti tecnologici. Entrambi hanno incorporato la governance dell’integrazione delle tecnologie duali (Dual-use Technology Integration, DTI) nei propri sistemi di innovazione (Commissione europea, 2025b, p. 11). In effetti, sarebbe fondamentale coinvolgere le industrie nel processo di definizione delle regole.
Infine, nell’UE vi è un’ondata di riluttanza e cautela, poiché lo sviluppo del dual-use comporta rischi, incluso il rischio di dispersione (leakage), che devono essere valutati rispetto a un elenco di tecnologie strategiche critiche per la sicurezza economica. Ciò include anche il rischio di militarizzazione delle dipendenze economiche e di coercizione economica (Commissione europea, 2023). Pertanto, l’UE si concentra sulla protezione della proprietà intellettuale, sulla garanzia della riservatezza e dell’integrità dei dati di ricerca sensibili e sulla creazione di ambienti di progetto sicuri (Commissione europea, 2025c). Infine, una questione che sarà analizzata nella sezione successiva riguarda l’armonizzazione delle preoccupazioni regolatorie e delle barriere negli appalti. La necessità di bilanciare i rischi per la sicurezza e i controlli all’esportazione sostenendo al contempo le attività commerciali rappresenta la vera sfida (Singer et al., 2025).
Il compromesso apertura–sicurezza: commercio e controlli alle esportazioni
Le politiche di controllo delle esportazioni sono già in vigore per il trasferimento di conoscenze con potenziali applicazioni militari (Commissione europea, 2025b). Il Regolamento sul dual-use (2021/821) disciplina l’esportazione, il transito e il trasferimento di beni duali e costituisce parte integrante della strategia dell’UE per la sovranità tecnologica, la resilienza delle catene di approvvigionamento e la politica di sicurezza (Cyber Risk GmbH, 2025). Nell’attuale contesto di crescenti tensioni geopolitiche, tale regolamento svolge un ruolo chiave nel consentire all’UE di limitare il flusso di tecnologie sensibili verso concorrenti strategici, prevenendone così il potenziale uso improprio e le violazioni dei diritti umani, tutelando al contempo capacità critiche dell’UE (Cyber Risk GmbH, 2025).
Il regolamento fornisce una definizione di dual-use che copre un ampio elenco di beni tangibili e intangibili. Infatti, quando richiesto, l’autorizzazione deve essere ottenuta prima che il bene venga esportato. Poiché tali tecnologie possono essere utilizzate a fini militari nel contesto dell’aggressione russa contro l’Ucraina e delle più ampie tensioni geopolitiche, alcuni Stati membri dell’UE hanno intensificato i controlli nazionali per limitare l’esportazione di tecnologie critiche (Commissione europea, 2023). Misure nazionali possono inoltre essere introdotte per beni a duplice uso non elencati nel regolamento qualora vi siano preoccupazioni in materia di sicurezza pubblica o diritti umani (Commissione europea, 2024b). Ad esempio, la Germania ha introdotto una propria lista di beni soggetti a controllo per l’esportazione verso Paesi specifici, e questo non è un caso isolato, poiché controlli nazionali emergono costantemente per regolamentare l’esportazione di tecnologie sensibili al di fuori del quadro multilaterale, esponendo l’UE al rischio di un mercato unico frammentato (Thoms, 2024; Commissione europea, 2024a). A causa del rapido sviluppo di nuove tecnologie, è probabile che continuino a emergere regolamentazioni divergenti in materia di esportazioni, frammentando ulteriormente il regime europeo di controllo delle esportazioni (Thoms, 2024). Ciò evidenzia la necessità di un’azione più coordinata a livello dell’UE, poiché le divergenze tra Stati membri potrebbero compromettere la sicurezza economica dell’Unione (Commissione europea, 2023).
Inoltre, il sistema di controllo delle esportazioni è minacciato da ulteriori criticità che il regolamento mira ad affrontare. Ad esempio, vi è una trasparenza insufficiente e non esiste l’obbligo di consultare altri Stati membri o la Commissione prima di adottare liste nazionali di controllo; inoltre, non esiste una panoramica chiara e pubblica delle misure nazionali applicabili, poiché uno Stato membro può adottare la lista di un altro Stato e applicarla senza alcun obbligo di notifica. Di conseguenza, esiste il rischio di forum shopping, poiché i controlli nazionali vincolano solo le esportazioni extra-UE e non il commercio intra-UE, riducendo così l’efficacia complessiva e ponendo le imprese situate in giurisdizioni più restrittive all’interno dell’UE in una posizione di svantaggio competitivo (Commissione europea, 2024a, p. 9). Queste carenze interne sono aggravate dall’assenza di una voce europea unica nei consessi internazionali, minando la credibilità dell’UE come attore geopolitico coeso accanto a concorrenti quali Stati Uniti e Cina (Commissione europea, 2024a). Ciò sottolinea l’importanza di coordinare le nuove Liste Nazionali di Controllo introdotte dagli Stati membri per evitare un mosaico disomogeneo di misure (Commissione europea, 2024a).
I controlli alle esportazioni svolgono un ruolo fondamentale nella tutela della sicurezza economica dell’UE e nel rispetto degli impegni di non proliferazione, limitando l’accesso a beni e tecnologie a duplice uso, in particolare verso destinazioni sensibili (Machiko, 2018). Tuttavia, le restrizioni commerciali comportano compromessi. Ad esempio, l’applicazione di un approccio catch-all a tutte le destinazioni potrebbe danneggiare l’industria e imporre costi regolatori eccessivi, limitando così i benefici del libero scambio (Machiko, 2018). Al contrario, i controlli basati sulla destinazione mirano alle aree di rischio, contribuendo a prevenire usi impropri senza imporre oneri eccessivi agli esportatori. Tuttavia, tali regimi mirati richiedono regole chiare, adeguata capacità amministrativa e una valutazione coerente dei rischi per rimanere efficaci (Machiko, 2018). Allo stesso tempo, i flussi transfrontalieri di materiali, componenti e conoscenze sono parte integrante delle economie di mercato, del progresso tecnologico e dello sviluppo socio-economico più ampio. Limitare eccessivamente il trasferimento di beni duali può quindi ridurre i benefici sociali dell’innovazione sia nei Paesi esportatori sia in quelli importatori, ostacolando la crescita e la diffusione di tecnologie benefiche (Machiko, 2018). Pertanto, politiche efficaci di controllo delle esportazioni devono trovare un equilibrio, risultando sufficientemente rigorose da prevenire usi impropri, ma al contempo abbastanza flessibili da preservare i benefici economici e sociali di uno scambio tecnologico aperto ma governato (Machiko, 2018).
Come illustrato, la conformità ai controlli alle esportazioni rappresenta una sfida concreta nel dominio del dual-use dell’UE. Ancora una volta, gli effetti ricadono su PMI e start-up che non beneficiano delle esenzioni di base per la ricerca scientifica e affrontano pesanti oneri regolatori, pur non disponendo delle competenze necessarie in materia di controlli alle esportazioni per evitare di perdere il vantaggio competitivo legato a un tempestivo accesso al mercato (Commissione europea, 2025c). Inoltre, sebbene i mercati civili offrano un potenziale maggiore per attrarre finanziamenti per la R&I, nelle attuali condizioni giuridiche e regolatorie i percorsi dual-use possono comunque comportare costi più elevati, tempi di accesso al mercato più lunghi e un’innovazione più lenta, poiché le imprese devono soddisfare requisiti distinti del mercato civile e standard di difesa più estesi (Commissione europea, 2025c).
Ulteriori complicazioni derivano da vincoli nelle catene di approvvigionamento, come la scarsità di componenti abilitanti di fascia alta, che ostacola lo sviluppo tecnologico europeo e mette in evidenza la necessità di catene di fornitura sicure, non solo per finalità duali, ma anche per garantire la sicurezza economica dell’UE (Commissione europea, 2025c). Sebbene la ricerca possa avere obiettivi civili legittimi, trasferimenti non intenzionali o usi finali illeciti possono comunque condurre ad applicazioni militari o arrecare danni ai diritti umani e alla sicurezza pubblica. Pertanto, i controlli commerciali sono fondamentali per regolamentare tali trasferimenti e mitigare questi rischi (Commissione europea, 2025c). Sebbene i trasferimenti dual-use rappresentino solo una piccola quota delle esportazioni extra-UE, circa il 2 per cento all’inizio del 2025, essi richiedono un attento monitoraggio. Una classificazione accurata dei beni è quindi essenziale per determinare i requisiti di licenza, e valutazioni precoci dei TRL possono aiutare a individuare fin dall’inizio le problematiche legate ai controlli alle esportazioni (Commissione europea, 2025c). Infine, è fondamentale che gli esportatori valutino se i propri beni e progetti rientrino nel regime di controllo delle esportazioni dual-use o in quello militare, che tende a essere più rigoroso e rientra nella legislazione degli Stati membri (Commissione europea, 2025c).
Considerazioni conclusive
Come mostrato nel corso del lavoro, l’UE sta attualmente attraversando una duplice crisi, caratterizzata da un aumento delle minacce alla sicurezza e da un calo della competitività. Tuttavia, un incremento della spesa per la difesa potrebbe affrontare entrambe le questioni, qualora venissero rafforzati i legami tra il settore della difesa e la R&I civile. Da un lato, infatti, la storia dimostra che la difesa è un motore del progresso tecnologico; dall’altro, la ricerca civile è fondamentale per lo sviluppo di applicazioni militari. Come già sottolineato dalla Commissione europea, la sfida consiste nel rafforzare e valorizzare tali sinergie, riducendo al contempo i rischi ed evitando un’eccessiva securitizzazione, che potrebbe ostacolare l’apertura commerciale e l’attrazione degli investimenti. Pertanto, l’UE deve fornire un maggiore sostegno alla R&S a duplice uso e facilitare gli spillover delle tecnologie finanziate dalla difesa verso i mercati civili. In questo periodo di rapido cambiamento tecnologico, politiche ben progettate in materia di duplice uso potrebbero garantire l’allineamento tra esigenze di sicurezza e considerazioni etiche.
La Commissione ha già delineato una possibile via da seguire ed è pienamente consapevole del potenziale e delle criticità legate al dual-use. Raccomanda di integrare la ricerca dual-use nella politica europea di R&I e di adattare il prossimo programma quadro per affrontare esplicitamente il duplice uso, accelerando il trasferimento di conoscenze tra ambiti civili, militari e dual-use. L’UE dovrebbe ampliare i propri modelli di spin-in e spin-off, integrando innovazioni civili nella difesa e commercializzando nei mercati civili le scoperte finanziate dalla difesa. Ciò può essere realizzato attraverso partenariati pubblico-privati, finanziamenti mirati e poli e acceleratori dell’innovazione (Commissione europea, 2025c).
Infine, l’UE deve individuare una propria strada in materia di dual-use. La questione non è più se o quando, ma come. L’UE dispone dei fondi e degli strumenti necessari, e la Commissione ha già presentato proposte e una chiara visione di ciò che deve essere fatto. La prova ora riguarda l’attuazione e la capacità di dare seguito alle iniziative. L’Europa sarà in grado di agire con determinazione e coordinamento, oppure rimarrà intrappolata nella burocrazia?
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